Per scegliere un materiale industriale siamo abituati a farci domande molto concrete: quanto costa? Quanto dura? Quali prestazioni offre? È adatto all’applicazione?

A queste domande se ne sta progressivamente aggiungendo un’altra: quali caratteristiche di quel materiale siamo effettivamente in grado di dimostrare?

Non è una questione puramente ambientale. Riguarda anche conformità normativa, capitolati, progettazione, procurement e disponibilità di dati affidabili lungo la supply chain.

Digital Product Passport, CPR, EPBD, CAM, REACH, EPD, recycled content e certificazioni volontarie come VinylPlus vengono spesso citati nello stesso discorso. Ma non sono la stessa cosa e non producono gli stessi obblighi. Per chi progetta, acquista o gestisce strutture e spazi per la logistica industriale, capire queste differenze può diventare importante almeno quanto conoscere le prestazioni fisiche del prodotto. Vediamo quindi cosa è già obbligatorio, cosa sta cambiando e quali verifiche può avere senso fare prima di scegliere un materiale o una struttura.

Non sta cambiando soltanto il materiale: sta cambiando il valore dell’informazione.

Il fenomeno da osservare non è l’arrivo di una singola certificazione. È più ampio. In diversi ambiti della normativa europea cresce l’importanza delle informazioni che accompagnano prodotti, materiali e capannoni: conformità chimica, caratteristiche ambientali, contenuto riciclato quando previsto, dati sul ciclo di vita e identificazione digitale.

Questo non significa che ogni prodotto debba già possedere tutte queste informazioni. Significa invece che, nei progetti e per le categorie interessate dalle specifiche regole, la capacità di produrre prove documentali può assumere un peso maggiore.

Il cambiamento può essere sintetizzato così: prestazione tecnica + prezzo restano fondamentali, ma in alcuni contesti diventano sempre più rilevanti anche: compliance + dati verificabili + informazioni ambientali + ciclo di vita.

Per procurement, progettisti e facility manager cambia quindi anche la domanda da porre al fornitore.
Non soltanto: “Il prodotto possiede questa caratteristica?”
Ma anche: “Con quale documento possiamo dimostrarla?”

REACH, CAM, DPP, EPBD e VinylPlus: cinque cose diverse

Uno dei problemi principali è la tendenza a mettere sotto la stessa etichetta strumenti che hanno natura completamente diversa.

StrumentoChe cos’èCosa non significa automaticamente
REACHNormativa europea sulle sostanze chimiche e relative restrizioni.Non è una certificazione di sostenibilità.
CAMCriteri Ambientali Minimi applicabili nei contratti pubblici interessati.,Non sono un marchio di prodotto.
VinylPlus Product LabelSchema volontario di certificazione per determinati prodotti in PVC.Non è un obbligo europeo.
Digital Product PassportSistema digitale strutturato di informazioni di prodotto previsto da diversi quadri normativi.Non certifica che un prodotto sia “sostenibile”.
EPBDDirettiva europea sulla prestazione energetica e ambientale degli edifici.Non impone automaticamente una certificazione specifica a ogni componente.

Questa distinzione è essenziale perché evita uno degli errori più frequenti: trasformare un possibile mezzo di prova in un obbligo oppure una caratteristica di un componente in una caratteristica dell’intera struttura.

VinylPlus diventerà obbligatorio entro il 2030?

La risposta, sulla base del quadro verificato al 22 settembre 2026, è no. Non è stato individuato un obbligo europeo generale che imponga ai teli in PVC industriali l’utilizzo di VinylPlus Product Label entro il 2030.

VinylPlus Product Label è uno schema volontario di certificazione per determinati prodotti in PVC. Tra gli esempi contemplati dal relativo schema figurano anche alcuni coated fabrics destinati a tende, warehouse/hangars e roll-up doors. Questo rende VinylPlus interessante anche per alcune applicazioni industriali, ma non lo trasforma in una legge.

C’è poi un’altra distinzione importante: possedere il Product Label non implica automaticamente una determinata percentuale di PVC riciclato. Il recycled content è un’informazione che va valutata separatamente. Analogamente, se un telo possiede una certificazione, non possiamo dedurre che l’intero tunnel, la porta o la struttura nella quale viene montato possiedano automaticamente la stessa certificazione. Il certificato deve sempre essere riferito al prodotto o alla famiglia effettivamente coperti.

Cosa è già obbligatorio: il caso REACH

Mentre molte discussioni si concentrano sulle future certificazioni ambientali, alcuni obblighi sul PVC esistono già. Il Regolamento UE 2023/923 ha introdotto, salvo le specifiche deroghe previste, un limite dello 0,1% in peso del materiale PVC per il piombo negli articoli interessati. La specifica deroga analizzata per il PVC flessibile recuperato si è conclusa il 28 maggio 2025.

Anche il cadmio è soggetto a una restrizione REACH: per specifici materiali plastici, incluso il PVC nel relativo campo applicativo, la soglia verificata è dello 0,01% in peso, sempre considerando le deroghe previste dalla normativa.

Il punto per chi acquista è importante: la conformità REACH non è un futuro vantaggio “green”. È un tema di compliance già presente. E non dovrebbe essere utilizzata automaticamente come elemento distintivo commerciale quando rappresenta un requisito legale.

CAM: VinylPlus può essere una prova, ma non significa “prodotto CAM”

Anche sui Criteri Ambientali Minimi è facile semplificare troppo. Il riferimento analizzato è il DM CAM Edilizia del 24 novembre 2025. Nei contratti pubblici cui il CAM si applica, specifiche e clausole previste dal decreto entrano nel sistema dei requisiti dell’intervento.

VinylPlus compare nel CAM come uno dei possibili mezzi di prova per prodotti in PVC, nell’ambito del pertinente sistema di verifica del contenuto di materia riciclata, recuperata o proveniente da sottoprodotti.

La formulazione corretta è quindi: VinylPlus può essere, nei casi previsti, uno strumento utilizzabile per dimostrare un requisito.

Non: VinylPlus rende automaticamente un prodotto conforme ai CAM.

Allo stesso modo, nell’analisi effettuata non è stato individuato un requisito percentuale generico applicabile a qualsiasi telone industriale in PVC. L’applicabilità va verificata sullo specifico progetto, criterio e prodotto.

Digital Product Passport: un sistema di dati, non un bollino “green”

Il Digital Product Passport, o DPP, è probabilmente uno dei concetti destinati a comparire sempre più spesso nelle discussioni sui prodotti industriali. Il registro europeo del DPP è operativo dal 20 luglio 2026. Ma attenzione: l’esistenza del registro non significa che da quella data tutti i prodotti debbano avere un passaporto.

Gli obblighi vengono introdotti progressivamente attraverso la normativa applicabile alle diverse categorie. Il primo Working Plan dell’Ecodesign for Sustainable Products Regulation — ESPR include, per esempio, ferro e acciaio tra le categorie prioritarie. I teloni industriali in PVC, invece, non figurano come categoria autonoma prioritaria nel primo piano 2025-2030 verificato.

Questo non significa che non potranno mai essere interessati da un DPP. Significa soltanto che oggi non possiamo affermare che esista un obbligo generale di Digital Product Passport per tutti i teloni industriali entro il 2030.

Cosa cambia allora con il DPP? Il concetto importante è il modello informativo. Il passaporto digitale serve a rendere determinate informazioni sul prodotto strutturate e accessibili. Ma il DPP non deve essere confuso con una certificazione ambientale. Un prodotto potrebbe essere perfettamente identificato e documentato senza che ciò dimostri automaticamente una performance ambientale migliore. Trasparenza dei dati e qualità ambientale sono due cose diverse.

Il nuovo CPR porta il tema anche nei prodotti da costruzione

Il nuovo Construction Products Regulation, Regolamento UE 2024/3110, è entrato in vigore il 7 gennaio 2025 e molte delle sue disposizioni hanno iniziato ad applicarsi dall’8 gennaio 2026, con tempistiche differenziate. Tra gli elementi rilevanti c’è il futuro Construction Digital Product Passport.

La transizione, tuttavia, avviene progressivamente per famiglie di prodotto. Per questo non possiamo concludere che qualsiasi telo, struttura mobile o componente installato in uno stabilimento sia automaticamente sottoposto agli stessi obblighi. La classificazione conta. Un edificio permanente, un prodotto da costruzione, un componente e una struttura mobile non sono necessariamente la stessa cosa dal punto di vista normativo.

Per Tunnel mobili e altre strutture analoghe l’applicabilità specifica deve quindi essere verificata caso per caso.

Dal 2028 cambia anche il modo di guardare il carbonio dei nuovi edifici

Per chi si occupa di immobili industriali e logistici, la EPBD — Energy Performance of Buildings Directive può essere più rilevante della certificazione del singolo telo. La direttiva prevede il calcolo e la disclosure del Global Warming Potential sull’intero ciclo di vita:

  • dal 1° gennaio 2028 per i nuovi edifici con superficie utile superiore a 1.000 m² rientranti nel campo applicabile;

  • dal 1° gennaio 2030 per i nuovi edifici in generale, sempre secondo le condizioni previste dalla direttiva.

Il life-cycle GWP considera il contributo climatico dell’edificio lungo più fasi del ciclo di vita, comprendendo materiali, costruzione, utilizzo e sostituzioni, fino al fine vita. Questo non significa che ogni componente debba automaticamente possedere una propria EPD o una propria LCA. Significa però che, quando il progetto deve essere valutato nel suo insieme, la disponibilità di dati affidabili sui componenti può diventare molto più importante. Per questo il tema riguarda direttamente chi progetta o investe in nuovi spazi produttivi e logistici.

Cosa significa concretamente per la logistica industriale

Non tutti gli aspetti della logistica vengono toccati allo stesso modo. Non abbiamo evidenze, per esempio, che VinylPlus modifichi direttamente:

  • movimentazione;

  • gestione delle scorte;

  • produttività quotidiana;

  • flussi interni al magazzino.

Il collegamento è invece molto più concreto in quattro aree.

1. Procurement

Quando un capitolato o un progetto richiede una caratteristica documentabile, la domanda diventa: il fornitore possiede realmente l’evidenza necessaria? Il materiale fisicamente corretto potrebbe non bastare se il dato richiesto non può essere dimostrato.

2. Nuovi immobili industriali e logistici

Con il life-cycle GWP, il tema ambientale passa progressivamente anche al livello dell’intero edificio. Diventa quindi più importante capire quali informazioni siano disponibili sui principali materiali e componenti.

3. Supply chain

Chi integra un componente dipende spesso dal produttore upstream per:

  • composizione;

  • dichiarazioni di conformità;

  • contenuto riciclato;

  • documentazione ambientale.

In questo senso, alla supply chain fisica si affianca una supply chain dell’informazione.

4. Facility management e fine vita

Quando un componente viene sostituito, sapere di quale materiale è composto e poterlo separare può essere utile. Ma c’è una distinzione fondamentale:

  • Separabile non significa automaticamente riciclabile.

  • Riciclabile non significa automaticamente riciclato.

Il caso dei teloni: perché separabilità e riciclo non sono sinonimi

Il progetto europeo RETAIN sta studiando la circolarità dei teloni in PVC attraverso riuso, riparazione, rigenerazione e riciclo. Secondo la baseline dichiarata dal progetto, oltre il 99% dei teloni considerati finirebbe oggi in discarica o incenerimento.

È importante qualificare correttamente questo dato: si tratta della baseline dichiarata da RETAIN, non di una statistica Eurostat indipendente applicabile automaticamente a tutti i teloni presenti sul mercato europeo.

Il progetto evidenzia comunque un problema reale: molti dei teloni analizzati sono materiali compositi, con rinforzo in PET e rivestimento in PVC plastificato, e il recupero può essere tecnicamente complesso. Anche VinylPlus ha già sperimentato, attraverso il progetto FLEX-ID, un DPP pilota sui tarpaulins. Sono segnali interessanti. Non sono però la dimostrazione di un obbligo normativo futuro già deciso.

Dove entrano concretamente capannoni, tunnel mobili e porte rapide

Il collegamento con le soluzioni industriali deve essere fatto con attenzione.

Capannoni in pannelli sandwich

Per un nuovo edificio che rientri nel campo della EPBD, la relazione con il life-cycle GWP è concreta. In questo caso il tema non riguarda principalmente VinylPlus, ma l’insieme dei materiali e componenti dell’edificio. Per chi progetta un nuovo capannone può quindi diventare utile verificare quale documentazione sia disponibile per i principali elementi della costruzione. Non è invece corretto affermare genericamente che “dal 2028 tutti i capannoni dovranno avere un’LCA”. L’applicabilità deve essere verificata sullo specifico progetto.

Tunnel mobili

Qui il legame con il tema del telo è molto più diretto. Un tunnel mobile integra un coated fabric come componente importante e rende quindi pertinenti domande su:

  • conformità del materiale;

  • documentazione disponibile;

  • eventuali certificazioni;

  • sostituzione;

  • separazione dalla struttura;

  • gestione del fine vita.

Non possiamo però dedurre automaticamente che uno specifico Tunnel mobile sia VinylPlus, CAM o soggetto a uno specifico regime CPR.

Porte rapide

VinylPlus contempla tra gli esempi del proprio Product Label anche alcuni tessuti per roll-up doors. Questo è utile soprattutto per capire una distinzione: il certificato del tessuto non è automaticamente il certificato della porta completa. Prima di estendere qualsiasi caratteristica dal componente al sistema occorre verificare esattamente il campo della certificazione.

Cosa può fare oggi un’azienda

Non serve partire dalla conclusione che tutti i materiali vadano sostituiti. Il primo passo può essere molto più semplice: capire cosa sappiamo già dei materiali che utilizziamo o che stiamo valutando.

Una checklist pratica

Prima di scegliere un componente o inserirlo in un progetto può essere utile verificare:

  • quale normativa si applica realmente al progetto e al prodotto;

  • quale documentazione REACH è disponibile e aggiornata;

  • se eventuali certificazioni si riferiscono esattamente al prodotto acquistato;

  • se è presente materiale riciclato e con quale sistema viene documentato;

  • se esistono EPD, LCA o altri dati ambientali utili al progetto;

  • quali informazioni sono disponibili sulla composizione del materiale;

  • se il componente può essere separato dagli altri materiali a fine vita;

  • se esiste realmente un operatore in grado di accettare e trattare quel materiale;

  • quali documenti devono essere conservati nel fascicolo della commessa.

La checklist non significa che tutti questi documenti siano sempre obbligatori. Serve esattamente al contrario: capire quali siano necessari nel caso specifico e quali no.

Il rischio opposto: comprare una certificazione che non serve

Prepararsi ai cambiamenti normativi non significa rincorrere ogni nuovo label. Un’azienda potrebbe commettere due errori opposti:

  1. ignorare un requisito realmente applicabile;

  2. acquistare caratteristiche o certificazioni più costose pensando erroneamente che siano obbligatorie.

Per questo la sequenza corretta dovrebbe essere: prima il progetto → poi la norma applicabile → poi il requisito → infine il documento o la certificazione necessaria. Non il contrario.

Una nuova variabile nella scelta dei fornitori

Prezzo, prestazione e affidabilità resteranno centrali. Ma nei progetti in cui aumentano i requisiti documentali potrebbe emergere una quarta variabile: la qualità delle evidenze disponibili.

Due materiali tecnicamente equivalenti possono presentarsi in modo molto diverso dal punto di vista documentale. Se uno dispone delle informazioni necessarie a un determinato progetto e l’altro no, questa differenza può diventare rilevante. Non significa automaticamente che il primo prodotto sia ambientalmente migliore. Significa che è meglio documentato rispetto a quel bisogno specifico. Ed è una distinzione importante.

Conclusioni: la domanda non è soltanto “funziona?”

Il passaggio dalla scheda tecnica al Digital Product Passport non avverrà nello stesso momento per tutti i prodotti e non esiste una singola scadenza europea che renda improvvisamente obbligatoria tutta la documentazione ambientale.

  • VinylPlus non diventerà automaticamente una nuova legge al 2030.

  • Il DPP non è una certificazione di sostenibilità.

  • La conformità REACH non è un claim “green”.

  • La separabilità di due materiali non garantisce il loro riciclo.

  • E il fatto che una caratteristica sia dimostrata su un componente non autorizza a trasferirla all’intera struttura.

La direzione che emerge è però chiara: nei progetti interessati dalle nuove regole, la qualità della decisione dipenderà sempre più anche dalla qualità delle informazioni disponibili sul prodotto.

Per chi costruisce, amplia o gestisce uno spazio industriale, la domanda quindi non sarà soltanto: “Questo prodotto funziona?” Ma anche: “Cosa sappiamo realmente di questo prodotto e come possiamo dimostrarlo?”

FAQ: Informazioni Rapide per il Digital Product Passport

VinylPlus sarà obbligatorio entro il 2030?

No. Nel quadro verificato non è stato individuato un obbligo europeo generale che imponga VinylPlus Product Label ai teloni industriali entro il 2030. VinylPlus resta uno schema volontario di certificazione.

VinylPlus significa che il prodotto contiene PVC riciclato?

Non necessariamente. Il Product Label non implica automaticamente una percentuale prefissata di PVC riciclato. Il recycled content deve essere verificato come informazione distinta.

Cos'è il Digital Product Passport?

È un sistema digitale strutturato per rendere disponibili determinate informazioni relative a un prodotto. Gli obblighi vengono introdotti progressivamente per specifiche categorie attraverso la normativa applicabile.

Il DPP certifica che un prodotto è sostenibile?

No. Il Digital Product Passport è uno strumento informativo. La sua presenza non dimostra automaticamente una migliore prestazione ambientale.

Tutti i prodotti dovranno avere un DPP entro il 2030?

Il Master Content non supporta questa affermazione. Gli obblighi vengono introdotti per specifiche categorie e attraverso gli atti applicabili.

I teloni industriali in PVC devono già avere un DPP?

No obbligo generale di questo tipo è stato individuato nel quadro verificato. I teloni PVC non figurano come categoria autonoma prioritaria nel primo ESPR Working Plan 2025-2030.

Cosa cambia dal 2028 per i nuovi edifici?

La EPBD prevede dal 1° gennaio 2028 il calcolo e la disclosure del life-cycle GWP per i nuovi edifici con superficie utile superiore a 1.000 m² che rientrano nel suo campo di applicazione. Dal 2030 il requisito viene esteso ai nuovi edifici in generale, secondo le condizioni previste dalla direttiva.

VinylPlus rende automaticamente un prodotto conforme ai CAM?

No. Nei CAM Edilizia VinylPlus può comparire, per determinati prodotti in PVC e nel pertinente sistema di verifica, come possibile mezzo di prova. Non certifica automaticamente l'intera conformità CAM del prodotto o dell'opera.

Un materiale separabile è automaticamente riciclabile?

No. La separabilità facilita la gestione delle diverse frazioni, ma il riciclo effettivo dipende anche dalla composizione, dalle condizioni del materiale, dalla raccolta e dalla disponibilità di operatori capaci di trattarlo.

Quali documenti conviene chiedere a un fornitore?

Dipende dal progetto. Tra le informazioni potenzialmente utili rientrano conformità REACH, campo di eventuali certificazioni, contenuto riciclato documentato, EPD/LCA quando pertinenti, informazioni sulla composizione e indicazioni sul fine vita.